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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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IA e autori: il paradosso del copyright nell’era digitale

Persona che scrive una canzone

Uno dei paradossi del nostro tempo è il seguente: uno scrittore non può citare nemmeno 12 parole di una canzone nel suo libro senza pagare diritti d’autore a costi astronomici, mentre le aziende di intelligenza artificiale possono liberamente “divorare” milioni di testi per addestrare i loro modelli.

Quella citata è la denuncia di un autore che, scrivendo un memoir sui rischi del trading finanziario, voleva usare un verso dei National come epigrafe ma si è scontrato con i costi proibitivi del copyright. Paradossalmente, sostiene Alexander Hurst, ChatGPT può riprodurre gli stessi versi in una canzone generata artificialmente senza pagare un centesimo, e per i tribunali americani questo rientra nel “fair use”. Difatti, mentre le big tech si muovono in questa zona grigia legale, l’intelligenza artificiale è libera di “pensare” creativamente mettendo in relazione parole pescate da enormi archivi di opere umane, rispetto agli autori originali stessi che, invece, per creare un lavoro artistico non godono delle stesse libertà.

La questione, dunque, non è solo tecnica e intorno al concetto stesso di creatività, ma è anche di potere: Meta può permettersi eserciti di avvocati che i singoli artisti non hanno. Pertanto, come sostiene l’autore, serve una riforma urgente che riequilibri i diritti tra corporazioni tecnologiche e creativi individuali.

Leggi l’articolo completo Eminem, AI and me: why artists need new laws in the digital age su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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