Dopo anni di crescita vertiginosa, il numero di iscritti ai corsi di laurea in informatica negli Stati Uniti è in stallo; quest’anno l’incremento delle matricole si è limitato allo 0,2% nazionale e il declino sta coinvolgendo anche gli atenei più rilevanti. Princeton, ad esempio, prevede una riduzione del 25% dei laureati nei prossimi due anni, mentre Duke ha registrato un calo del 20% nei corsi introduttivi. Dietro questa frenata c’è un mercato del lavoro sempre sempre più difficile per i neolaureati in informatica.
L’intelligenza artificiale, che prometteva di creare opportunità illimitate, sta sostituendo proprio coloro che l’hanno sviluppata. I dati mostrano che l’occupazione per laureati in informatica e matematica è calata dell’8% negli ultimi tre anni, mentre altri settori risultano in crescita. A questo trend si aggiungono notizie di licenziamenti, blocchi delle assunzioni e e riorganizzazioni interne; colossi come Alphabet (la società madre di Google) e Microsoft dichiarano infatti che l’IA produce oltre il 25% del loro codice.
Gli esperti si dividono tra chi attribuisce la crisi all’automazione e chi la considera un normale ciclo economico. Storicamente, le iscrizioni in informatica oscillano con il mercato del lavoro, ma questa volta potrebbe essere diverso. Gli economisti suggeriscono di puntare su competenze trasversali e durature: paradossalmente, le discipline umanistiche potrebbero offrire competenze trasversali e soft skills in grado di garantire maggiore stabilità professionale nel lungo termine rispetto alle specializzazioni tecniche vulnerabili all’automazione.
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