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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

L’intelligenza artificiale posa per Guess nel catalogo di Vogue

Immagine stilizzata in stile acquarelli di una modella che sfila in passerella

Vogue ha recentemente pubblicato nel proprio magazine un’immagine pubblicitaria che ritrae una modella generata dall’intelligenza artificiale. L’inserzione ha fatto discutere di sé, non tanto per l’uso della tecnologia quanto per la piattaforma che l’ha ospitata, ovvero Vogue, considerata l’autorità che definisce i canoni estetici e culturali del settore.

La scelta di ricorrere a dei modelli virtuali è dettata da motivazioni economiche. Produrre contenuti tramite IA, infatti, richiede meno tempo e costi contenuti. Le modelle che lavorano per gli e-commerce sono le prime a essere messe da parte. Secondo alcuni professionisti, questa transizione è inevitabile in un contesto in cui i brand devono generare migliaia di contenuti digitali ogni anno. 

Ad oggi sono molte le modelle che denunciano un processo di sostituzione mascherato da inclusività. Sarah Murray, modella commerciale, è una di queste e critica l’idea per cui l’IA possa “integrare” il talento umano, sottolineando come i marchi preferiscano creare identità artificiali invece di ingaggiare persone reali, specie se appartenenti a categorie sotto-rappresentate. Difficile parlare di inclusività e integrazione se le aziende optano per un’IA anziché una persona reale. Questa dinamica viene definita da Sinead Bovell, modella e fondatrice dell’organizzazione WAYE, come “appropriazione culturale robotica”. Da questa prospettiva nasce un’ulteriore preoccupazione, che riguarda l’omogeneizzazione e il rafforzamento dei bias nei dati di addestramento.

Tuttavia, la preoccupazione principale riguarda la proprietà dell’identità digitale. Molte professioniste temono che i loro volti possano essere utilizzati per addestrare modelli AI senza il loro consenso e senza compenso. Esistono alcune iniziative legislative, come il Fashion Workers Act, che puntano a regolamentare l’uso delle repliche digitali.

Leggi l’articolo completo: The uproar over Vogue’s AI-generated ad isn’t just about fashion su techcrunch.com.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (01/04/2025).

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