Seconda vittoria legale in una settimana per l’industria statunitense dell’AI: un giudice federale ha archiviato la causa per violazione di copyright intentata da un gruppo di autori, tra cui Sarah Silverman e Ta-Nehisi Coates, contro Meta. Gli autori avevano citato in giudizio la compagnia nel 2023, accusandola di aver utilizzato senza autorizzazione né compenso versioni piratate dei loro libri per l’addestramento di LLaMA. Il giudice Vince Chhabria ha ritenuto insufficienti le prove fornite, sottolineando che la decisione non legittima l’uso di opere protette. Nei giorni scorsi, anche Anthropic ha ottenuto una sentenza favorevole in una causa riguardante il copyright.
La sentenza di Chhabria non rappresenta una vittoria definitiva per l’industria dell’IA. Il giudice federale ha chiarito che in molte circostanze l’uso di materiale protetto da copyright per addestrare l’IA rappresenta una violazione, e che la decisione si basa solo sull’insufficienza degli argomenti presentati dai ricorrenti. Il giudice ha inoltre espresso preoccupazione per il potenziale dell’IA generativa di “inondare il mercato” con contenuti che potrebbero minare gli incentivi alla creatività umana tradizionale.
Il verdetto lascia dunque irrisolte le questioni di fondo sul rapporto tra IA e diritti d’autore. Mentre le aziende tech invocano il principio del “fair use”, sostenendo che i loro modelli creino contenuti trasformativi, autori ed editori denunciano un uso illegale delle loro opere che minaccia i loro mezzi di sostentamento. Il panorama legale rimane dunque incerto, con numerosi procedimenti in corso anche contro altri big del settore come OpenAI e Microsoft.
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