Un recente studio condotto da ricercatori del Georgia Institute of Technology, della Stanford University, della Northeastern University e della Hoover Wargaming and Crisis Initiative, ha rivelato scenari allarmanti riguardo all’uso dell’IA nei conflitti militari. Utilizzando modelli avanzati come ChatGPT e l’IA di Meta, gli esperti hanno simulato cinque diversi scenari di guerra, includendo invasioni, attacchi informatici e appelli alla pace. Sorprendentemente, in tutti i casi, i modelli di IA hanno optato per l’escalation della violenza, arrivando persino all’uso di armi nucleari.
Secondo il rapporto, i LLM studiati hanno mostrato una tendenza intrinseca verso l’escalation bellica, suggerendo che l’IA potrebbe essere incline a scelte aggressive in contesti ad alto rischio. Questo comportamento potrebbe derivare dall’addestramento dei modelli su dati storici che enfatizzano la risposta aggressiva in confronti internazionali.
Il modello GPT-3.5 si è rivelato particolarmente incline all’escalation, ha infatti generato preoccupazioni significative tra gli esperti. Uno dei ricercatori coinvolti ha affermato che nonostante l’IA sia stata programmata per comprendere e rispondere alle dinamiche geopolitiche, questo studio dimostra che potrebbe interpretare male le situazioni delicate, portando a conseguenze disastrose.
Blake Lemoine, ex ingegnere di Google, ha sottolineato le potenziali implicazioni catastrofiche dell’uso non regolamentato dell’IA nei conflitti globali. Ha avvertito che l’IA potrebbe essere utilizzata per manipolare le decisioni strategiche e potenzialmente scatenare conflitti mortali.
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