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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Verso una interazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale

Intelligenza condivisa

Era il 1950 quando Alan Turing, padre dell’informatica, pose un interrogativo a se stesso e al mondo scientifico: «Le macchine possono pensare?». Il quesito ancora oggi suscita interesse perché il test effettuato da Turing, conosciuto anche come “gioco dell’imitazione”, non riesce a far emergere l’indistinguibilità tra macchine e esseri umani, nonostante l’avvento dell’Intelligenza Artificiale e lo sviluppo degli apparati hardware.

Recentemente, alcuni ricercatori hanno pubblicato un paper circa uno studio assai interessante. L’articolo tratta di un esperimento basato su una versione modificata del test di Turing, in cui i partecipanti dovevano distinguere tra valutazioni morali fatte da esseri umani e quelle generate da GPT-4[1].

I risultati hanno mostrato che i partecipanti avevano valutato le risposte generate dall’Intelligenza Artificiale come superiori rispetto a quelle umane in termini di virtuosità, intelligenza e affidabilità; quando è stato chiesto ai partecipanti di identificare la fonte delle valutazioni morali (se fossero provenienti da esseri umani o da computers), il risultato ottenuto ha dimostrato che l’Intelligenza Artificiale non ha superato il test di identificazione.

Tale studio, solleva quindi preoccupazioni sul fatto che le persone possano accettare senza spirito critico le valutazioni morali fornite da modelli di linguaggio avanzati, evidenziando la necessità di garanzie nell’uso dell’Intelligenza Artificiale per questioni etiche.

A riguardo, se il Prof. Luciano Floridi aveva avuto modo di avanzare la proposta di considerare l’Intelligenza Artificiale come una forma di “Agenzia Artificiale”[2], prospettando un futuro collaborativo tra Intelligenza Artificiale e intelligenza umana, analogamente, si presenta interessante la posizione di Ethan Mollick, professore presso la Wharton School dell’Università della Pennsylvania, noto per i suoi contributi nel campo dell’imprenditorialità, dell’innovazione e delle tecnologie emergenti, il quale nel suo recente libro[3], affronta il dibattito contemporaneo riguardante l’interazione tra intelligenza umana e sistemi automatizzati.

L’autore introduce il concetto di “co-intelligenza”, enfatizzando come la collaborazione tra esseri umani e Intelligenze Artificiali possa dar luogo a sinergie capaci di amplificare competenze, stimolare la creatività e favorire l’innovazione in svariati ambiti, dalla ricerca scientifica all’ambito lavorativo.

Mollick non si limita a esporre i benefici derivanti dall’integrazione dei sistemi di intelligenza artificiale nella quotidianità, ma affronta anche le sfide e i rischi ad essa connessi, con particolare attenzione alle questioni etiche, alla governance delle tecnologie e agli impatti socio-culturali.

Attraverso una prospettiva equilibrata, la quale evita di configurare il rapporto con l’Intelligenza Artificiale come relazione uomo/macchina oppure uomo/strumento, vengono fornite alcune disamine oggettive dei cambiamenti in atto nei settori dell’educazione, del lavoro e della produzione intellettuale.  L’analisi suggerisce che l’integrazione sinergica tra umani e macchine non sia un semplice strumento per l’incremento della produttività, ma possa costituire un vero e proprio paradigma evolutivo, in cui l’innovazione è guidata dalla complementarità degli attori coinvolti.

Il volume offre una base solida per il dibattito sulle prospettive future dell’interazione tra intelligenza umana e artificiale. La riflessione stimolata da Ethan Mollick invita a considerare con serietà e lungimiranza le trasformazioni in atto, evidenziando la necessità di un approccio responsabile e consapevole alla diffusione delle nuove tecnologie.

Ovviamente, per questa sinergia si richiede un cambiamento culturale che non considera questo strumento come un nemico invadente dal quale difendersi;  bisogna imparare, con saggezza, a sapersi fidare dell’Intelligenza Artificiale, a saperla interrogare correttamente e a gestire le sue risposte in modo critico e consapevole, poiché in ambito lavorativo, nel futuro prossimo, sarà sempre più necessario interagire con professionisti capaci di interfacciarsi in modo etico e armonico con le nuove tecnologie, senza doverle subire passivamente.

Come sottolinea Ethan Mollick in Co-Intelligence, il futuro dell’interazione tra esseri umani e Intelligenza Artificiale non si gioca nella sostituzione, ma nella costruzione di una collaborazione consapevole, in cui l’evoluzione tecnologica diventa occasione per ripensare processi, ruoli e responsabilità in modo etico e complementare.

Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).


[1] Cf. E. Aharoni – S. Fernandes – D.J. Brady – C. Alexander – M. Criner – K. Queen – J. Rando – E. Nahmias – V. Crespo, Attributions toward Artificial Agents in a Modified Moral Turing Test, Scientific Reports 14 (2024), 8458.

[2] Cf. L Floridi, AI as Agency without Intelligence: On Artificial Intelligence as a New Form of Artificial Agency and the Multiple Realisability of Agency Thesis – Philosophy and Technology 38, 30 (2025).

[3] Cf. E. Mollick, L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI, Luiss University Press, Roma 2025.

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